Il gran segreto della bicicletta.

Trascrivo un editoriale del Corriere del Veneto- Cultura e tempo libero del 16 agosto u.s.: una pagina per me così piacevole da persuadermi ad inserirla in questo blog.

Il gran segreto della bicicletta. Filosofia minima di Ferragosto

Creatività e astuzia. I veneti hanno riempito le loro saccocce di tanta sapienza ed esperienza. E le hanno fatte fruttare. È ricchezza che ancora oggi possono riporre in gioco. L’estate resta tempo propizio per affinare il pensiero. E sollecitare osservazioni ed idee. Ho accolto il consiglio dell’amico Bepi De Marzi, il cantore di «Signore delle cime», ed ho riletto «Arboreto selvatico», lo stimolante racconto di Mario Rigoni Stern, utile a rimetterci in dialogo con la natura, l’ambiente, il paesaggio, l’umanità stessa. Scritto oltre vent’anni fa, è un testo di straordinaria attualità. Una pagina qualsiasi. Rigoni Stern descrive il tiglio: «Albero della giustizia perchè attorno ad esso si riunivano i saggi. Ma perchè quest’anno i tigli del mio brolo non hanno profumato l’aria del crepuscolo»? Ogni riga un’emozione, trasferita al lettore. Non si sentono maestri i saggi. Hanno solo la vocazione di condividere i propri pensieri. E di scuotere chi accetta di ascoltarli.

Il ritmo, l’armonia, la delicatezza, la purezza di questi racconti della natura hanno il profumo del bosco, consolano, stimolano serenità, e impegno. Passeggiare in montagna, ma anche isolati con un buon libro sotto l’ombrellone, si assapora il gusto genuino del vivere a contatto, nel rispetto della natura, riappropriandoci di un dono. È lo stesso rapporto che si instaura quando si «cavalca» in bicicletta, nella campagna veneta, appena fuori delle città e dei paesi, cogliendo una nuova filosofia di vita. Saggi e sapienti, forse anche felici, come si sente la miriade di cicloturisti che incontriamo ogni giorno sulle nostre strade. La bici – per gli esperti – è macchina che potenzia lo sforzo fisico, è moltiplicatore dei nostri pensieri. È uno straordinario strumento di conoscenza del paesaggio e dell’ambiente, e di riflesso del nostro animo, di costruzione di equilibrio. Andare in bicicletta non è solo problema di gambe. Mi spiegava una sera, a cena, in casa di amici sulle colline di Marostica, il mitico commissario tecnico del ciclismo azzurro, Alfredo Martini: «In bici più si pedala, più si pensa».

In fondo, forse senza saperlo, richiamava quel concetto di Albert Einstein, secondo il quale «La vita è come andare in bicicletta, se vuoi stare in equilibrio, devi muoverti». La filosofia va in bicicletta? Forse. Certo è che, senza scomodare le figure più eccelse del pensiero umanistico, scientifico, e il rapporto che queste hanno avuto con le due ruote, basta guardarsi attorno, riconoscere la fatica e l’entusiasmo di migliaia e migliaia di veneti per questa disciplina per richiamare ed affascinarsi all’idea e convincerci che saper pedalare, o non pedalare, cambia davvero la vita. È forse questa nostra è la stagione in cui conviene, appunto, mettersi a pedalare, con lena, magari insieme. Ci sono sempre i «quattro passi» dolomitici da scalare, che ci attendono all’opera. Fiduciosi. L’autunno, che seguirà subito dopo l’estate, con i suoi colori, i suoi sapori, con la maturazione dei prodotti della terra a lungo amorevolmente coltivati, può essere una nuova stagione propizia, anche in Veneto. Terra così ricca di creatività, astuzia, di civiltà.

Giandomenico Cortese 16 agosto 2013